giovedì 8 maggio 2014

Indiana Pacers - Washington Wizards - Game 1

Premessa: avevo scritto un lunghissimo post su gara 7 fra San Antonio e Dallas, in cui cercavo di analizzare alcuni degli aggiustamenti fatti dai due coach alla luce delle varie mosse e contromosse messe in atto durante tutta la serie. Era venuta fuori una roba di circa 5 pagine word, credo, poi, un po' perché mi pareva inadeguato aprire con un post dedicato ad una gara 7 di una serie ormai conclusa con il secondo turno già iniziato, un po' perché non volevo forzare quelli di blogspot ad introdurre un limite di caratteri per post, ho deciso di risparmiarmelo e iniziare direttamente dal second round.

Quello che importa è che, passando da quella serie a questa oggetto del post da un lato si tira un sospiro di sollievo, dall'altra si ha un po' di rimpianto. Il sospiro di sollievo è per qualsiasi sventurato che si trovi a leggere i miei post: nessun pippone di due miliardi di pagine. Il rimpianto è per chi guarda la serie: difficilmente si avranno tanti spunti e si vedranno tante adeguamenti come nel derby texano. Ci saranno certo dei tentativi di cambiare qualcosa nei rispettivi game plan e quindi anche delle conseguenti contromisure. Ma ben difficilmente si assisterà ad un match di scacchi sul parquet come quello visto fra le formazioni dirette mirabilmente da Popovich e Carlisle. Un po' perché è diverso il materiale umano a disposizione dei due coach: in particolare Indiana è una squadra molto poco flessibile e non sono presenti nella serie armi di distruzioni di massa come Nowitzki, in grado ad un tempo di alterare totalmente i game plan avversari e di garantire tante opzioni alla sua stessa squadra. Un po' perché Vogel e Wittman, per vari motivi, non sono Popovich e Carlisle.

Tanto detto le due squadre si presentavano al check in della serie in maniera completamente opposta. Washington, con quasi una settimana di riposo alle spalle, uno sproposito per i ritmi dei calendari Nba, dopo aver disposto abbastanza agevolmente e contro pronostico dei Chicago Bulls. Indiana, con il fiatone, dopo aver inseguito per tutta la serie contro Atlanta, rischiando il più cocente degli upset, da testa di serie numero 1 contro la numero 8, arrivata ai playoff più per l'inettitudine delle contendenti ad Est che per grandi meriti propri. Se è vero questo, e se è vero anche che la serie in questione ha distrutto tante delle certezze di Indiana ed evidenziato una volta di più la sua inefficacia offensiva, è altrettanto vero che l'essere riuscita comunque a venire a capo degli Hawks avrebbe dovuto dare comunque una certa spinta da un punto di vista emotivo alla squadra di Vogel. Soprattutto, da un punto di vista tecnico, la serie contro Washington, pone meno problemi almeno in teoria rispetto a quella con gli Hawks, che per le loro caratteristiche rappresentano un cattivo accoppiamento per i Pacers.

Non è qui possibile fare un riepilogo esaustivo di tutti gli aspetti tecnici che hanno dato tanti grattacapi ai vice-campioni in carica della Eastern Conference. Per amore di sintesi basti il fatto che i Pacers giocano con una lineup composta da due lunghi tradizionali e la loro difesa, il loro punto di forza, si basa su uno schema abbastanza conservativo, in particolare contro il pick and roll. Sostanzialmente in queste situazioni il lungo scivola in una posizione leggermente più arretrata (il cosiddetto "drop") per pattugliare l'area sia rispetto all'eventuale giro del bloccante, sia rispetto alla penetrazione del portatore di palla, invitando quest'ultimo a prendere un tiro dal palleggio dalla media distanza, il tiro meno pregiato che ci sia per l'attacco. Questo schema però è estremamente vulnerabile quando si gioca contro lunghi in grado di aprirsi e tirare da tre punti. Il difensore del bloccante non è in una posizione dalla quale è in grado di recuperare e se il tiro dalla media non è un tiro particolarmente efficiente, un tiro da tre punti con ampio spazio, se preso da un tiratore sufficientemente competente, è un tiro ad alta remunerazione. Atlanta ha utilizzato a lungo quintetti con 5 giocatori in grado di tirare con sufficiente precisione da oltre l'arco (almeno in teoria, ché il buon Pero Antic ha passato la serie a scheggiare il ferro e a scheggiare il tabellone), aprendo la scatola difensiva di Indiana. Per di più, come già detto i Pacers giocano con due lunghi tradizionali. Hibbert è forse il migliore al mondo se si tratta di proteggere il ferro, almeno con le regole Nba, ma è un pesce totalmente fuor d'acqua se deve uscire dall'area. David West è un difensore versatile ed intelligente, ma ha perso almeno un passo e mezzo rispetto ad i suoi anni migliori ed è più attaccabile sul perimetro. Analoghe considerazioni possono essere fatte per i loro cambi.

Washington sulla carta si presenta come avversaria più congeniale per la franchigia del midwest. Gortat e soprattutto Nené possono farsi rendersi utili anche fuori dall'area, ma nessuno dei due rappresenta una minaccia da oltre l'arco, sebbene il brasiliano sia dotato di un rispettabilissimo tiro dalla media distanza (tenere aperta questa finestra, prego). In teoria, quindi i Pacers potrebbero ritornare a giocare il loro basket senza preoccuparsi troppo di ulteriori considerazioni. Il problema però potrebbe essere proprio questo: i Pacers ormai da tre mesi a questa parte sono una squadra tra il mediocre ed il terribile, a prescindere dall'avversario. Dopo l'All Star Game solo la pluridecorata squadra di D-League conosciuta come Philadelphia 76ers ha avuto un attacco più inefficiente, misurato in termine di punti per 100 possessi. Indiana non è mai stata conosciuta per il suo attacco, ma livelli tali di inettitudine sono insostenibili se si hanno ambizioni di titolo. Ancor più se la difesa, pur efficace, cala un po'. Indiana ha chiuso la stagione al primo posto per efficienza difensiva, ma tenendo conto delle sole partite disputate dopo l'all star game si classificherebbe al settimo posto (tutte queste statistiche sono disponibili su nba.com). Buona, ma non tale da sorreggere il peso di un attacco catastrofico. Il campione è di dimensioni tali da renderlo più che rilevante e la tendenza costante verso il peggioramento fornisce ulteriori motivazioni per essere allarmati. Specialmente se confrontati con l'andamento di segno opposto fatto registrare da Washington.

Gara 1 ha confermato queste impressioni. Indiana fa una fatica infernale a mettere la palla dentro il canestro. I Pacers non hanno tantissimi giocatori in grado di creare dal palleggio: George Hill è un giocatore diligente, efficace soprattutto al tiro da fuori in situazioni di "spot up" o in uscita dai blocchi, solido in difesa, ma non è in grado di inventare nulla dal pick and roll e ancora meno in isolamento. George e Stephenson hanno più qualità da questo punto di vista, ma anche loro non appartengono al gotha della Nba. Oltretutto George è il miglior tiratore di Indiana, per cui togliere la sua minaccia lontano dalla palla permette alle difese di collassare verso l'area intasando gli spazi più facilmente; mentre Lance è sicuramente creativo e per questo è una risorsa importantissima per Vogel, ma allo stesso tempo ha una qual certa tendenza ad andare fuori giri, quando la sua fantasia eccede le sue effettive doti di ball handler, trasformandosi di tanto in tanto in una macchina da palle perse (le prime tre azioni in questo link sono perfetti esempi).

Indiana ha bisogno di eseguire tanto per tirare fuori qualcosa dai suoi possessi offensivi e nell'ultimo periodo non lo fanno a sufficienza o per nulla. Una cosa osservata da alcuni analyst recentemente è come Indiana esegua molto bene in uscita dai timeout, trovandosi però negli intermezzi a giocare una moltitudine di possessi che si concludono senza essere riusciti ad organizzare nemmeno il più elementare dei pick and roll. Ieri mi sono concentrato su questo aspetto ed effettivamente è quasi inquietante. Immediatamente dopo dei timeouts i Pacers hanno prodotto buone azioni come quella nel secondo video o come nel caso dell'ultimo canestro di Scola qui. In mezzo tanti possessi in cui una buona decina di secondi sono stati bruciati senza produrre niente.

C'è poi un problema fondamentale: Roy Hibbert. Il centro è ormai un corpo estraneo alla squadra. Superato il trauma di dover inseguire i lunghi di Atlanta sul perimetro (o di stare sul pino, per la sua incapacità di adattarsi a questa situazione), il problema ora è quello di inserire nuovamente il buon Roy in attacco. Al momento va decisamente male: nei playoffs con Hibbert in campo Indiana segna 91.5 punti ogni 100 possessi, roba da far sembrare i già citati Sixers la Phoenix di D'Antoni; quando sta fuori la stessa statistica dice 108.4 punti per 100 possessi, dato in linea con quello dei migliori attacchi Nba (statistiche disponibili su nba.com). Al di là delle facili ironie e cattiverie, Hibbert in questo momento sembra totalmente perso in campo. Cerca di prendere posizione per ricevere in post quando non dovrebbe, è spesso in mezzo alle linee di penetrazione e non sembra in grado di fare male in alcun modo. Gli va anche tutto male: ieri gli sono stati chiamati due falli offensivi, uno assolutamente inesistente, l'altro molto fiscale, considerata l'interpretazione molto generosa nei confronti dell'attacco che in genere gli arbitri danno del blocco in movimento. Un paio di volte si è aperto bene, prendendo due buoni tiri dalla media distanza, entrambi in and out sputati dal ferro.

Vogel, complici anche i problemi di falli del suo lungo, ha fatto ricorso parecchio a quintetti che prevedessero Scola e West insieme. Entrambi hanno un rispettabile tiro dalla media distanza (il pick and pop per West è probabilmente la risorsa primaria in attacco per i Pacers in questo momento, il che non è necessariamente un bene), entrambi sono giocatori esperti e furbi, in grado di passare la palla dal post alto. Questo schieramento è possibile però solo quando gli Wizards fanno sedere uno fra Nené e Gortat. Scola non è in grado di difendere a questo punto della carriera su nessuno dei due, in particolare contro il brasiliano. Appena gli Wizards hanno dato spazio a Booker, Indiana ha risposto mettendo dentro l'argentino. Wittman ha mischiato un po' le carte rispolverando Drew Gooden e questa è una scelta interessante che può aprire ulteriori prospettive (ancora, tenere aperta la finestra).

Indiana potrebbe provare a spremere un po' più di attacco ricorrendo a lineups più piccole con il doppio playmaker Hill-Watson, oppure dando più spazio a Chris Copeland ed al suo tiro, anche se quest'ultima opzione d'altra parte solleva più di un interrogativo sul come nascondere l'ex Knick in difesa. Va segnalato come i Pacers siano riusciti a creare un po' di scompiglio utilizzando Paul George come bloccante nel pick and roll, o anche come ball handler facendo portare il blocco ad un altro piccolo. Ariza, che ha fatto un grandioso lavoro su PG24 per tutto il resto del match, è andato un po' in confusione, segno che probabilmente gli Wizards non si attendono molto questo tipo di giocate, ed i Pacers hanno creato a memoria mia almeno 4 ottimi tiri sfruttando questo tipo di situazioni (non aiuta il fatto che i tiri in questione siano stati sbagliati tutti, ma questo è un altro discorso).

Resta l'altra metà campo, quella che solitamente più regala soddisfazioni ai Pacers. In gara 1 però i Pacers non sono stati all'altezza della loro reputazione. Nessun disastro, ma ci sono delle viti da girare. Washington offensivamente è una squadra intrigante: ha un point man devastante per velocità da canestro a canestro palla in mano, che sta crescendo enormemente nelle letture, sa giocare il pick and roll, vede molto bene il gioco e sta facendo passi avanti da gigante; ha una batteria di tiratori impressionante, fra Ariza, Webster e Beal, con quest'ultimo che peraltro non si limita al solo tiro da fuori. Ha due lunghi abbastanza versatili e capaci di contribuire offensivamente in diverse maniere e che sanno correre abbastanza bene. Più ha il bonus Andre Miller che porta la sua sapienza dalla panchina.

Con questo materiale umano diverse cose sono possibili: in particolare, gli Wizards sono devastanti in campo aperto, con Wall che ha un passo insostenibile i difensori avversari e con 2 esterni che solitamente sono molto bravi a seguire e a posizionarsi per tirare da tre in transizione. Quando giocano a metà campo molto del loro attacco nasce o da un pick and roll alto, o da una partenza "horns" (con i due lunghi che si dispongono all'incirca ai due estremi della linea del tiro libero per - teoricamente - portare un doppio blocco), che può dare vita ad un pick and roll vero e proprio oppure può svilupparsi con un passaggio ad uno dei due lunghi (solitamente Nené) da cui si ramificano ulteriori opzioni (tipo passaggio consegnato all'esterno disposto sullo stesso lato del lungo con la palla, oppure blocco per l'esterno sul lato debole, combinazioni alto-basso etc). La costante sono i due esterni tenuti negli angoli per aprire il campo a Wall e ai due lunghi. Generalmente entrambi sono eccellenti tiratori e questo costringe la difesa ad una scelta, ovvero se aiutare con gli uomini in angolo o meno.

I Pacers si sono tenuti coerenti con quella che è la scelta più in voga nella Nba in questo momento (e che ad esempio Rick Carlisle ha portato alle estremente conseguenze nella serie fra San Antonio e Dallas), cioè quella di non abbandonare i tiratori negli angoli, piuttosto riducendo il pick and roll ad un due contro due. Indiana ha fatto un buon lavoro in gara 1 contro il pick and roll. Senza la minaccia di un lungo che possa tirare da tre, sono tornati al loro schema difensivo più conservativo, forzando Wall e Beal a prendere numerosi tiri dalla media dopo uno o due palleggi.

L'alternativa (e qui mi ricollego ad una delle finestre aperte in precedenza) è stato il pick and pop con Nené (o Gooden) per un tiro dai 5 metri. Il brasiliano è un attaccante estremamente dotato, che può far male in diverse maniere. Quando si apre dopo il blocco, rappresenta una minaccia principalmente per la sua rapidità e per il suo primo passo, che ben pochi lunghi sono in grado di contenere. Spesso infatti quando riceve in queste situazioni finta la partenza per poi prendere il tiro solo se la difesa lascia spazio. Tendenzialmente gli avversari preferiscono farsi battere dal jumper e così è stato contro Chicago ad esempio, solo che Nené ha tirato quasi il 52% dalla media. Con simili percentuali anche il tiro dalla media diventa una soluzione efficiente e la difesa deve onorarlo, concedendo qualcosina in più sul primo passo o mandando un terzo difensore in aiuto dal lato debole, aprendo così linee di passaggio con tutto quello che ne consegue. Quanto Nené saprà punire la difesa con quel tiro sarà un aspetto importante: pur essendo tiratore validissimo, contro i Bulls ha cavalcato una striscia calda difficilmente ripetibile; già in gara 1 contro i Pacers è tornato giù sulla terra. Se si dovesse attestare su percentuali buone ma vicine alla norma tutto sommato quel tiro è un opzione che Indiana può accettare come male minore. Resta la carta Drew Gooden: l'ex Kansas, oltre che titolare della migliore frase in un'intervista della stagione, è stato rispolverato dalla free agency nell'ultima parte della regular season ed ha fornito un ottimo contributo in quel breve lasso di tempo (he's still Drew Gooden!). La cosa più interessante è stato il suo impiego come lungo che apre il campo: ha infatti tentato il tiro da tre con una frequenza abbastanza elevata e con un certo successo. Resta un campione microscopico, quindi che dice poco sull'effettiva consistenza di Gooden come tiratore. Ma vale la pena fantasticare.

Se Indiana ha fatto abbastanza nella metà campo e sul pick and roll, togliendo il tiro dagli angoli, altrettanto non si può dire in transizione. Sono stati letteralmente massacrati dalle frecce scagliate dall'arco da Ariza e da un 4 su 5 complessivo nei tiri da tre in campo aperto. In queste situazioni hanno fatto enorme fatica ad accoppiarsi con gli esterni, anche grazie alla bravura di John Wall. L'ex prima scelta assoluta ha un istinto quasi soprannaturale nel localizzare i compagni in contropiede. Spesso sembra quasi andare fuori controllo, finendo nelle fauci della difesa in una posizione dalla quale ogni linea di passaggio sembra preclusa, invece riesce benissimo ad individuare il tiratore alle sue spalle, con il beneficio oltretutto di aver attirato la difesa su di se (vedere la seconda tripla di Ariza o l'ultima di Beal). I Pacers non possono permettersi di concedere così tanto. Certo, Ariza non metterà sempre il 100% dei tiri da dietro l'arco, ma in generale Indiana ha fatto fatica ad accoppiarsi in transizione.

Restano alcune sbavature: sebbene abbiano fatto un eccellente lavoro sul pick and roll, hanno concesso due tiri facili ad Ariza su altrettante distrazioni di Paul George lontano dalla palla (guardare la playlist di video postata poco su, primo video, in cui George porta un raddoppio inutile su Nené in post alto, e sesto, in cui perde di vista l'uomo sul lato debole). Le distrazioni lontano dalla palla peraltro non sono limitate al solo PG24. Indiana ha concesso alcuni canestri facili su tagli per scarsa attenzione all'uomo senza palla. Ma l'impressione è che quasi tutte queste cose si possano limare e che se i Pacers riescono a girare due viti sulla transizione difensiva la metà campo difensiva non sarà un problema insormontabile. Rimane il problema dell'attacco però e questo come si è visto è tutt'altro che congiunturale. Da questo passerà il futuro della serie. Se Indiana riesce a trovare un modo per sbloccarsi minimamente e produrre punti con una frequenza sufficiente, può venire a capo di Wall e compagni. In questo momento però sembra ragionevole pensare a questi ultimi come favoriti per la serie e certamente non solo per l'aver vinto gara 1 e ribaltato il fattore campo.

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