Ovvero, dell'importanza di Serge Ibaka. Si è tanto detto e scritto del ritorno inatteso del congolese naturalizzato spagnolo e ancora prima si era detto e scritto sulla sua assenza e sull'influenza che la stessa avrebbe avuto sull'esito della serie. Trovo sia giusto precisare una cosa: come correttamente osservato
da alcuni, i paragoni con la serie del 2012 sono fuori luogo e anche con un Ibaka al 100% da gara 1 non è escluso che gli Spurs avrebbero portato a casa in ogni modo entrambi gli incontri disputati in Texas e che sarebbero stati comunque favoriti nella serie. Certo è che, però, per i Thunder ci sarebbe stata quantomeno la possibilità di giocarsela e ci sarà nel resto della serie, a patto che Ibaka riesca a rimanere in condizioni fisiche accettabili, smaltita l'adrenalina del rientro (e per quanto le
statistiche relative al record delle squadre sotto 2-0 in una serie di playoff Nba certo non siano incoraggianti).
Nei primi due match non è stato così. Le ragioni vanno oltre alla banale considerazione che Ibaka è il terzo miglior giocatore della squadra e più in generale un giocatore di valore assoluto, per cui la sua assenza comporta un calo del talento complessivo a disposizione di Scott Brooks. Molte volte capita che una squadra riesca comunque ad essere competitiva nonostante l'assenza di all star o comunque di pedine importanti, perché dispone comunque di giocatori con caratteristiche tali da sopperire al vuoto venutosi a creare, o comunque tali da garantire una certa flessibilità e la possibilità di optare per uno stile di gioco differente, o ancora perché l'avversario che si trova di fronte non è strutturato in modo tale da mettere a nudo le eventuali lacune emerse.
Quali che siano queste ragioni, di certo non è ciò che si è visto nelle prime due gare della serie. Senza tanti giri di parole, Oklahoma City non è stata in grado praticamente di fare partita. In gara 1 i Thunder sono riusciti ad avvicinarsi per brevi tratti, specialmente con quintetti piccoli cavalcando strisce positive al tiro da tre, ma sono stati per larga parte del match sotto di 15-20 punti ed in generale non hanno mai dato la sensazione di essere in grado di giocarsela a meno di un'improbabile dormita prolungata degli Spurs. Gara 2 è stata una carneficina.
Come detto, il problema, non è semplicemente che Ibaka è forte e chi lo dovrebbe rimpiazzare non lo sia abbastanza. Quello che rende l'ala così indispensabile è l'insieme delle sue caratteristiche, il suo essere estremamente atletico, la sua capacità di intimidire gli attaccanti proteggendo il ferro, la sua pericolosità offensiva specialmente con il tiro dalla media ed anche da tre dagli angoli, la sua capacità di cambiare e seguire gli esterni sul pick and roll. Senza di lui OKC, come giustamente osservato da Reggie Miller e Steve Kerr (a proposito, bravissimi) nella telecronaca su TNT, si trova in una situazione in cui la coperta è troppo corta. Nessuno dei possibili sostituti è in grado di fornire un apporto anche solo simile in tutti questi aspetti del gioco.
In particolare, quando Brooks ha tentato di mettere su un quintetto più competitivo nella metà campo difensiva, schierando Collison e Perkins assieme, ha pagato un prezzo eccessivo in attacco. Nessuno difende su Perkins. Collison è un giocatore estremamente intelligente, con una grande padronanza dei fondamentali, capisce al volo le spaziature, passa bene la palla, ma non è esplosivo e perciò non è particolarmente pericoloso vicino a canestro e, sebbene sia in grado di mettere il tiro dalla media distanza con una certa continuità, la difesa è tutto sommato soddisfatta se si ritrova a concedere quel tiro. Contro questa formazione gli Spurs possono permettersi di riempire l'area maggiormente con i propri lunghi, chiudendo le linee di penetrazione verso il ferro e potendo allo stesso tempo permettersi di stare vicino ai tiratori sul perimetro. Il discorso è altrettanto valido quando al posto di Collison o di Perkins viene impiegato Steven Adams.
La situazioni si fa inoltre ancora più critica se oltre ai due lunghi si trova sul campo anche Sefolosha. L'ex biellese è il miglior difensore perimetrale della franchigia dell'Oklahoma ma, dopo due stagioni durante le quali aveva tirato benissimo da oltre l'arco, quest'anno è tornato a faticare ed i suoi numeri nelle conclusioni dalla distanza sono tornati in linea con quelli (modesti) che avevano contraddistinto le sue precedenti esperienze Nba. Il che significa che San Antonio ha un ulteriore uomo da dirottare a protezione dell'area e con cui aiutare allegramente senza troppo doversi preoccupare della libertà concessa allo svizzero. Le statistiche non mentono: OKC, nei 49 minuti in cui Perkins, Collison e Sefolosha hanno giocato assieme ha segnato la miseria di 78.7 punti per 100 possessi (per comprendere quanto tale dato sia disastroso si tenga presente che i Thunder complessivamente hanno realizzato 110.5 per 100 possessi in stagione regolare), tirando con il 35% dal campo (statistiche disponibili su
www.nbawowy.com).
Il problema però è che San Antonio, pur avendo un'eccellente difesa, è anche (e forse soprattutto) una macchina da punti in attacco. Scott Brooks ha sperimentato quintetti più offensivi, in particolare ricorrendo a schieramenti piccoli, per metterla sulla velocità e sull'atletismo. Ha provato ad utilizzare due o anche tre point guard assieme, con Westbrook, Reggie Jackson e Fisher contemporaneamente in campo. Ha messo dentro un solo lungo, con Durant o Caron Butler da 4. In gara 1 ha fatto un tentativo estremo, con KD centro (almeno nominale) e lo stesso Butler da 4. Questi quintetti hanno tenuto botta offensivamente ed in particolare in gara 1, come già detto, sono riusciti, seppure per poco, ad avvicinare nel punteggio i neroargento.
Però quello che hanno dato in attacco lo hanno perso nell'altra metà del campo. Senza Sefolosha nessuno è in grado di seguire Parker. Westbrook avrebbe l'atletismo per farlo, ma la sua iperattività ha anche dei risvolti negativi, eccede nel cercare di rubare palloni e perde facilmente il francese su blocchi e cambi di direzione. Fisher a questo punto della sua carriera non ha più le gambe per seguire nemmeno la propria ombra. Jackson si è comportato un po' meglio, ma è leggerino e va sotto sui blocchi ed in generale non è comunque sufficiente per contenere TP. Le cose ovviamente si fanno ancora più complicate quando Popovich impiega Parker e Ginobili contemporaneamente, impedendo che Brooks possa "nascondere" uno dei suoi difensori deboli su un giocatore come Green, che è prettamente un tiratore monocorde. Inoltre questi quintetti così piccoli entrano in crisi non appena Diaw viene inserito come 4, portando un giocatore con molti meno chili vicino a canestro, forzando raddoppi e facendo partire così quel flipper che è la circolazione di palla di San Antonio. Inoltre quintetti così strutturati mancano di qualsiasi protezione del ferro, per cui, una volta superata la prima linea difensiva, gli Spurs sono liberi di assaltare l'area o alternativamente di bombardare dall'arco in caso aiuti molto accentuati.
Ibaka consente a Brooks la composizione di quintetti più equilibrati. Innanzitutto la sua presenza impedisce al lungo che lo marca di accamparsi in area allegramente. Il suo jumper dal gomito e lungo la linea di fondo va rispettato (vedere il primo quarto, nel quale ha iniziato subito forte). Brooks ha inoltre deciso di schierare dal primo minuto Jackson al posto di Sefolosha. Da un lato l'idea è quella di concedere magari qualcosa in attacco, ma togliendo agli Spurs la possibilità di non marcare più di un uomo (il buon Perk, per l'appunto). Dall'altra, Ibaka ha gambe rapide e braccia infinite per agevolare il compito di Westbrook o chi per lui in difesa sul pick and roll di Parker. Scivolando indietro (cosa che fa benissimo, mentre invece ad esempio Adams esce alto su Parker senza apparenti motivi, vista la scarsa pericolosità del francese da oltre l'arco) riesce a tenere il francese per qualche palleggio in caso di penetrazione e con le sue braccia riesce anche a rendere comunque più difficile un eventuale passaggio per il bloccante che attacca il canestro senza palla.
Il risultato è quello di riuscire a forzare Parker o ad un tiro dalla media contestato, oppure ad una zingarata sulla linea di fondo alla ricerca di un passaggio sul perimetro che però non arriva, perché stante l'efficacia della marcatura di Ibaka, i giocatori impegnati sui tiratori negli angoli non hanno bisogno di staccarsi. L'alternativa è un tiro al ferro contro il miglior stoppatore della lega (vedere il terzo video
qui: Ibaka con la sua posizione dissuade la penetrazione sul primo blocco, sul secondo è bravissimo a contenere, Jackson resta incollato sul tiratore sul lato forte togliendo una linea di passaggio, Durant è in posizione per ostacolare il passaggio sull'angolo opposto ed in più Leonard è posizionato malino, dentro la linea dei tre punti, Parker tenta il sottomano ed è rispedito al mittente).
Gli Spurs ovviamente questo lo sanno ed hanno cercato di non coinvolgere troppo Ibaka nel pick and roll, cosa che però significa concedergli la possibilità di stare a protezione del ferro, dove fornisce un contributo ben maggiore di quello di qualsiasi altro lungo di OKC (
secondo video qui, Duncan gioca il pick and roll con Parker, può attaccare il ferro, ma trova puntuale Ibaka a respingerlo, complice il fatto che Splitter, il suo avversario diretto, non è pericoloso fuori dall'area e il congolese può staccarsi per essere pronto all'aiuto; notare ancora la posizione di Jackson su Green e quella di Durant sul lato debole su Leonard, che praticamente dà le spalle a Duncan sulla penetrazione; altro esempio, il tredicesimo video
qui, Ibaka si stacca da Splitter, sulla linea di fondo, Durant si stacca ma non abbastanza da concedere il passaggio nell'angolo sul lato forte, Ibaka è in posizione per impedire il tiro di Parker, Jackson è in posizione per chiudere nell'angolo sul tiro di Green, con 11 secondi San Antonio è costretta a resettare l'azione offensiva e non riesce a creare di meglio che un tiro contestato dalla media di Duncan). Popovich ha impiegato tanto Diaw da 4 e ridotto all'osso i minuti di Splitter (curiosamente dando tanto spazio a Baynes), per aprire la soluzione pick and pop, ma Brooks non si strappa i capelli all'idea di Diaw che tira da fuori (Ibaka ha continuato a "
droppare" e non è mai uscito fuori forte sul ball handler) e comunque il francese ha mancato tutte le sue conclusioni dalla distanza (in compenso ci ha regalato una regale interpretazione come il cameriere più figo del mondo, recapitando a Ginobili il dessert visibile nel primo video
qui). Non mi stupirei se in gara 4, stanotte, rispolverasse Bonner. Ibaka è comunque in grado di fare il cosiddetto show sul pick and pop, per scongiurare il passaggio al lungo che si apre per tirare, ma questa opzione potrebbe garantire un po' più di libertà a Parker. Popovich ha qualche altro asso nella manica, ma può essere utilizzato più che altro per mischiare le carte, non come soluzione sistematica (vale la pena comunque dare un'occhiata, per rendere onore a Pop, al primo video
qui, con Green che prima di tagliare blocca su Ibaka, che difende su Splitter che porta il blocco sulla palla per Parker, impedendo al congolese di reagire e costringendo Durant ad aiutare e ad abbandonare Leonard, concedendo il tiro).
Non finisce qui, Ibaka dà a Brooks la possibilità di schierare una
second unit più competitiva, costruita attorno a lui. Ieri si sono visti diversi minuti con Jackson, Lamb, Butler, Ibaka e Adams, un quintetto con cui i Thunder riescono a giocarsela contro le formazioni composte dalle seconde linee degli Spurs, che per tutta la stagione si sono messe in evidenza per la loro efficacia e che per tutti i playoff hanno prodotto a ritmi straordinari, specialmente nei secondi quarti. Va anche considerata la possibilità che OKC ricorra a Ibaka come centro, con Durant da ala forte, più tre esterni veri. Brooks ha impiegato questa combinazione per pochissimi minuti, a mio avviso costituisce un asso nella manica da considerare, perché San Antonio potrebbe fare fatica ad accoppiarsi, trattandosi di un quintetto paradossalmente piccolo, ma allo stesso tempo alto, in quanto composto da 4 giocatori perimetrali più un lungo estremamente atletico, ma Durant ha la statura di un'ala forte e OKC ha atletismo in tutti i ruoli. Se San Antonio adotta uno schieramento molto piccolo, rischia di essere travolta a rimbalzo, cosa che peraltro è già avvenuta nel complesso in gara 3.
C'è un'altra chiave di lettura interessante poi per valutare l'inserimento di Jackson nel quintetto di partenza. Popovich, dopo aver iniziato in gara 1 con Parker su Westbrook, ha dirottato il francese sull'innocuo Sefolosha, mettendo Green sulle tracce dell'ex UCLA. Parker soffre terribilmente l'atletismo di Westbrook di suo e probabilmente ha perso un passo in difesa. Per di più non è ben chiaro quanto le sue condizioni fisiche siano ottimali, stanti le voci di problemi ad un tendine del ginocchio. Gli Spurs hanno preso una scelta abbastanza evidente, quella di passare dietro tutti i blocchi contro Westbrook, ma Parker ha comunque fatto fatica, quindi la necessità di cambiare la marcatura. Jackson rappresenta una costante minaccia dal palleggio, sa crearsi il tiro, attaccare il canestro, può giocare il pick and roll. Con lui in campo, come giustamente osservato dall'ottimo Reggie Miller, Popovich non può nascondere Parker contro il pick and roll.
OKC è andata abbastanza bene quando Parker e Ginobili sono entrati contemporaneamente, con Jackson sul primo e Westbrook sul secondo, ma mi aspetto che nel proseguo della serie questo backcourt possa creare problemi. È comunque interessante osservare come Brooks abbia dato un po' di minuti a Jeremy Lamb proprio in corrispondenza con l'ingresso di Manu al fianco di Parker. Lamb è un giocatore ancora acerbo, che dopo una prima parte di stagione promettente ha perso minuti fino a praticamente scomparire dalle rotazioni con la firma di Caron Butler. Però sa tirare da fuori, quindi la difesa non può lasciarlo senza correre rischi, è atletico, ha braccia lunghe ed entusiasmo. Resta un'opzione da considerare.
Gli Spurs dal canto loro hanno fatto vedere anche la zona, seppure praticamente per un solo possesso. Non mi aspetto che possa rappresentare poco più che un diversivo cui ricorrere per possessi sporadici. Può essere più interessante il fatto che gli Spurs abbiano deciso di cambiare le rare volte che Westbrook ha giocato il pick and roll con Durant, il quale in tutta risposta, trovandosi marcato da un piccolo, Belinelli, ha sfoderato
un isolamento preso dal repertorio di Nowitzki, spalle a canestro all'altezza della lunetta, più rapido rispetto all'andare a prendere posizione in post basso. OKC ha utilizzato davvero poco questo pick and roll, per cui non è possibile trarre grande indicazioni, ma è un aspetto da tenere d'occhio.
In vista di gara 4, sarà da osservare prima di tutto come sta Ibaka. Kerr ha giustamente suggerito che in questi casi la gara del rientro è per certi versi la più facile, resta da vedere quali saranno le condizioni dell'ex Manresa passata la sbornia di adrenalina del rientro ed avendo giocato un altro match due giorni fa. Sarà poi da valutare l'impatto di Parker: se i Thunder riescono ad imbrigliarlo con Ibaka, chiudendo l'area, senza concedere nulla ai tiratori e soprattutto senza dover ricorrere a Sefolosha, hanno serie possibilità di pareggiare la serie. Sarà decisivo anche l'impatto del backcourt franco-argentino. Credo sia prematuro per Popovich considerare l'ipotesi di far partire Manu da titolare, è vero che probabilmente potrebbe creare qualche grattacapo in più e forzare più minuti per Sefolosha, ma è anche vero che lo scotto da pagare sarebbe quello di perdere qualcosa nel secondo quintetto e nel secondo quarto. Sono curioso di vedere se ci sarà spazio per Bonner, anche se il rischio è quello di concedere troppo a rimbalzo. San Antonio con pazienza può venirne a capo e vincere gara 4 costituirebbe una seria ipoteca sulla serie. Certo è che OKC sembra di nuovo pienamente in gioco.