giovedì 5 giugno 2014

Nba Finals: San Antonio Spurs vs Miami Heat

Non ho avuto tempo di fare, come avrei voluto, una dettagliata preview delle finali. Cercherò di fare l'analisi gara per gara, se il tempo me lo permetterà. In breve cercherò comunque di evidenziare, sotto forma di appunti, alcuni aspetti chiave per l'esito della finale, con infine il mio pronostico.

Senza un particolare ordine, gli aspetti fondamentali saranno:

- La difesa di Miami: gli Heat quest'anno adottano una difesa leggermente più conservativa, soprattutto contro il pick and roll. Blitzano ancora occasionalmente, specie sul lato del campo, e contro i Pacers in finale di conference hanno fatto ricorso maggiormente alle trappole, ma Indiana è una squadra atroce in attacco e con trattatori di palla molto modesti. Gli Spurs sono maestri nel gestire il pallone e le superiorità numeriche (in cui sostanzialmente si risolvono molte di queste situazioni di trappole) e gli Heat sono un anno più vecchi e con una rotazione più corta. Potranno ancora aumentare l'aggressività in difesa in momenti ben selezionati, ma dovranno provare di essere in grado di difendere efficacemente contro l'attacco più continuo della Lega anche usando schemi più conservativi. In stagione regolare sono stati così così, ma hanno a lungo dato l'impressione di non giocare con la marcia più alta inserita. Nei playoffs sono stati tutto fuorché brillanti e la cosa è abbastanza preoccupante, visto e considerato che hanno trovato sul loro cammino due squadre offensivamente inette come Charlotte ed Indiana ed una terza che comunque non rientra nel novero delle migliori della Lega come Brooklyn.

- La difesa Spurs su LeBron: l'anno scorso San Antonio ha deciso di riempire l'area, passando dietro ogni blocco e lasciando tanto spazio a LeBron, cercando di chiudergli la via del canestro e di dargli comunque modo di pensare prima di ogni decisione, togliendogli ritmo. Tale scelta ha avuto un certo successo, ma è presumibile che LeBron sia più preparato ad un simile trattamento. Gli gioverebbe guardarsi un po' dei filmati di Westbrook, contro il quale San Antonio ha difeso in maniera simile, con risultati modesti.

- Dwyane Wade, il cast di supporto ed il tiro da fuori di Miami: altra componente essenziale della strategia difensiva degli Spurs l'anno scorso è stata sostanzialmente il lasciare Wade libero di tirare da fuori, staccando il suo uomo a protezione dell'area. L'anno scorso Flash è stato innocuo per gran parte della serie e gli Heat hanno giocato molto meglio senza di lui, con quattro tiratori attorno a LeBron. Molti, più bravi di me sostengono che le cattive condizioni fisiche di Wade abbiano giocato un ruolo fondamentale. Personalmente resto convinto che le sue insicurezze al tiro da fuori siano strutturali e possano creare problemi nelle spaziature degli Heat oltre che rendere più semplice una difesa tesa a proteggere molto l'area. Non a caso anche i Pacers si sono comportati nella stessa maniera quando Wade era lontano dal pallone. Certo è che un D-Wade in condizioni migliori può essere più pericoloso con i suoi tagli facendo parzialmente pagare queste scelte della difesa. Sicuramente inoltre Spoelstra lo userà a lungo, come fatto durante tutti i playoffs, come leader di gruppi composti da molte riserve, nei quali sostanzialmente va a fare la prima opzione offensiva e ha la possibilità di giocare più spesso con la palla fra le mani. Quanto alla possibilità di usare quintetti con LeBron e quattro tiratori, assetto con cui hanno travolto gli Spurs l'anno scorso, va segnalata la dipartita di Mike Miller, fondamentale da quel punto di vista. Inoltre Battier sembra in netto declino (ma anche l'anno scorso fu inesistente a lungo, prima di piazzare la zampata decisiva, occhio) e Ray Allen difensivamente è vulnerabile. Non c'è molto altro dietro, Rashard Lewis ha rivisto la luce del sole nella serie precedente dopo tempo immemore passato sotto molteplici strati di polvere in qualche angolo remoto della panchina. Quanto sia affidabile è da verificare. Michael Beasley ha talento e potrebbe contribuire offensivamente, ma è uscito dalle rotazioni a causa della totale inaffidabilità in fase difensiva. C'è però una variabile in più da considerare, rispetto allo scorso anno, la maggiore pericolosità di Bosh da oltre l'arco, cosa che cambierà ad esempio la posizione di Tim Duncan in aiuto.

- Come reagirà San Antonio contro i quintetti piccoli di Miami? Miami ha tutti gli interessi a cercare di abbassare i quintetti, cosa che verosimilmente toglierà Splitter dalla contesa (o comunque ne ridurrà il ruolo), come già successo nella seconda parte della serie contro OKC. Spoelstra non perde il sonno a vedere il brasiliano marcato da un giocatore più piccolo, conscio della sua relativa pericolosità in post basso (mentre auguri a seguire LeBron, Wade o Allen sul perimetro). Diaw (più fresco rispetto allo scorso anno) e anche Leonard da quattro saranno le opzioni principali. San Antonio così è riuscita a mantenere intatte le sue spaziature e a far andare alla perfezione l'attacco, ma ha faticato in difesa, in un contesto in cui basta coinvolgere Duncan nel pick and roll o comunque portarlo lontano da canestro (cosa non difficile con Bosh, un po' meno ad esempio con Perkins) per eliminare qualsiasi protezione del ferro. Inoltre restano da ridistribuire le marcature, con Diaw su LeBron o alternativamente su Ray Allen. La seconda opzione è forse preferibile, ma sono convinto che a lungo andare Miami potrebbe trovare delle contromisure.

- Le condizioni di Tony Parker: mi pare un punto che non necessita di ulteriori spiegazioni. Solo una considerazione: l'anno scorso gli Heat non riuscivano a difendere credibilmente sul francese con i due uomini teoricamente preposti a tale ruolo Chalmers e Cole. Per questo hanno dovuto utilizzare a lungo, specie nella seconda parte della serie, LeBron in marcatura sul playmaker avversario. James è in grado di accollarsi tale responsabilità, ma seguire Parker è dispendioso. Sarà interessante da questo punto di vista vedere se Cole, apparso in enorme crescita durante tutti i playoffs, sarà all'altezza del compito.

- I tiri da 3 dall'angolo ed in transizione: Miami in regular season ha concesso tantissimi canestri da 3 dall'angolo (il tiro più appetibile a causa della distanza ridotta) e con percentuali altissime. Gli Spurs sono spietati nel muovere la palla e creare tiri con spazio da oltre l'arco. Se vuole avere speranze Miami deve accoppiarsi bene con i tiratori in transizione e limare qualcosa sui tiri dagli angoli, non potendosi permettere un'altra volta di essere trafitta a ripetizione dalle frecce di Danny Green.

Pronostico: se Parker è in condizioni sufficienti, Spurs in 6.

sabato 31 maggio 2014

San Antonio Spurs - Oklahoma City Thunder (gare 4&5, Western Conference Finals)

Che dire di questa serie? Quando sembra che vada verso una direzione in maniera piuttosto spedita, ecco la sterzata brusca e l'inversione a u, con accelerata nel senso opposto. Gara 1 e 2 avevano messo in evidenza la superiorità degli Spurs e l'incapacità dei Thunder di trovare rimedi, in assenza di Ibaka. Il ritorno del congolese in gara 3 aveva provato la sua importanza all'interno della serie, con Oklahoma City che, dopo due pesanti sconfitte, si imponeva nettamente sui texani. Trend confermato in gara 4, con altra vittoria di ampio margine per Durant e soci, ma smentito al ritorno all'Alamo, con larghissima affermazione dei San Antonio.

Non avendo avuto tempo di commentare immediatamente dopo ciascuna delle due partite, cercherò di accorpare l'analisi in un solo post. In gara 4 si è sostanzialmente assistito ad una replica dei motivi tecnici già illustrati nel post precedente. Il che non significa che Popovich non abbia provato ad adottare degli accorgimenti: soprattutto ad inizio partita ha tentato di liberare Parker dalla ragnatela della difesa sul pick and roll di OKC, ad esempio facendolo giocare a due con il lungo solo dopo essere uscito dai blocchi senza palla (ben visibile nel primo video qui, in cui passa a Duncan, esce dal blocco di Splitter sul lato opposto, per giocare solo allora il pick and roll con Duncan); ancora, cercando di forzare il centro del campo, invece che il lato come da intenzioni della difesa, sia con una serie di pick and roll fino a raggiungimento dell'obiettivo, sia passando al lungo bloccante in punta per poi ricevere un consegnato su cui riattaccare il canestro (secondo video al link precedente, situazione sostanzialmente analoga ad un pick and roll) o su cui rigiocare nuovamente il pick and roll.

L'impatto di Parker è stato nettamente superiore rispetto a quello di gara 3, ma non è bastato. Se San Antonio è riuscita ad aggirare i problemi posti dalla difesa di Ibaka sul pick and roll, non ha eliminato l'altro e forse maggiore problema, ovvero la sua presenza a centro area. Le 3 stoppate sono il dato immediatamente visibile e facilmente misurabile, ma il suo contributo va ben oltre. Ibaka costringe gli attaccanti a modificare i propri tiri, a tirare da posizioni innaturali e con precario equilibrio, per evitare la stoppata. Come direbbero gli americani, "altera i tiri", costringendo a conclusioni complicate e forzando errori anche da distanze ravvicinate proprio a causa della sua presenza (qualche esempio: secondo video qui; primo video qui; quinto video qui).

Una simile garanzia al ferro ha un'ulteriore conseguenza, lontano dal canestro stesso: costituisce una formidabile assicurazione contro eventuali errori dei difensori perimetrali, i quali hanno conseguentemente libertà di giocare un po' più sul filo del rasoio, prendendosi più rischi. Il che fa parte del loro DNA: i Thunder sono una squadra super-atletica, con giocatori con braccia lunghissime, che non sempre eseguono alla perfezione difensivamente, ma che appunto, in virtù delle loro doti fisiche, possono rimediare agli errori causati dall'eccessiva aggressività e che, anzi, da questi traggono beneficio, generando opportunità che altrimenti non verrebbero a crearsi. In gara 4 hanno recuperato una valanga di palloni, che hanno prodotto 21 punti ed i 44 punti in contropiede sono testimonianza dell'atletismo di cui sopra.

Emblema vivente di questo modo di intendere la pallacanestro è senz'altro Russell Westbrook, protagonista assoluto di gara 3, nonché altro nervo scoperto per gli Spurs e tema che ricorre da gara 3. Se è vero che Parker è stato più efficiente offensivamente, è altrettanto vero che dall'altra parte del campo è stato asfaltato da Westbrook. Da inizio della serie gli Spurs vanno costantemente dietro sui blocchi contro l'ex UCLA, per non concedergli la possibilità di esplodere verso canestro. Ciò non basta comunque: i tempi di reazione di Parker non sono sufficienti e il playmaker di OKC riesce spesso a trovare la linea di penetrazione ed anche quando il francese riesce a stargli vicino Russ sfrutta la maggiore forza fisica per creare separazione o trovare contatti e portare a casa il fallo (22 volte in lunetta nelle due gare casalinghe). Molto semplicemente il numero 0 dei Thunder è di un altro pianeta fisicamente.

Popovich ha provato a mischiare un po' le carte. Dopo aver sfoderato la zona per uno o forse due possessi in gara 3, ha fatto ricorso ad una 3-2 per qualche possesso in più nel secondo quarto, con esiti modestissimi. Dall'altra parte del campo ha provato a portare Ibaka lontano da canestro, mettendo da parte il quintetto con due lunghi tradizionale e schierando Diaw da 4. Il tentativo è stato quello di usare il francese nel pick and pop, risucchiando il lungo di OKC fuori dall'area. Ma Diaw ha mancato i suoi primi due tiri dalla distanza e complessivamente ha chiuso con 2-6 da tre e i Thunder, forse a causa dei suoi errori iniziali, hanno dato l'impressione di non essere così dispiaciuti all'idea di concedere quel tiro, come evidenziato in un'occasione in cui non ha preso un tiro con metri e metri di spazio. Col divario che si allargava in maniera irrimediabile, Pop ha messo fuori i titolari, al fine di garantirgli riposo. Scelta felice, visto che le seconde linee sono riuscite a ridurre il distacco sufficientemente da non permettere a Scott Brooks di fare altrettanto e mettere a sedere Durant, Westbrook ed Ibaka, presentatisi a gara 5 con molti più minuti nelle gambe dei dirimpettai.

Per gara 5 il coach preferito di tutti i sideline reporters (impegnato a dare spettacolo nella serie come di consueto: per chi non avesse avuto modo di vederlo all'opera https://www.youtube.com/watch?v=B1jsl7q_Ez4 e https://www.youtube.com/watch?v=rTlXUjyX_v0) ha messo in pratica alcune contromosse. Ha rispolverato Matt Bonner, cosa che mi aspettavo, ma solo in parte, pensando si che avrebbe visto qualche minuto, ma non che sarebbe partito in quintetto al posto di Splitter, impiegato per soli 11 minuti. In difesa ha modificato le marcature, mettendo Leonard su Westbrook. Si tratta di due scelte non senza rischi: come già anticipato nel post precedente, Bonner permette di aprire il campo, ma ad un prezzo, quello di essere più leggeri a rimbalzo, dove già avevano sofferto tanto in gara 3. Leonard è senz'altro in grado di fare un lavoro migliore su Westbrook di quello fatto da Parker nei due match precedenti, ma ciò significa dirottare qualcun altro su Durant. Ma sono rischi che valeva la pena correre. Durant segna tanto chiunque lo marchi e tenere Parker su un avversario meno pericoloso in difesa significa preservarlo al meglio per l'altra metà di campo. A rimbalzo San Antonio aveva fatto un lavoro accettabile già in gara 4, contenendo i Thunder a rimbalzo offensivo. In più era abbastanza chiaro che l'assetto a due lunghi stava intasando gli spazi in attacco e che senza portare Ibaka fuori dall'area non si sarebbe andati da nessuna parte.

Ha avuto ragione Pop. Il contributo tangibile di Bonner, almeno da un punto di vista statistico, è stato limitato. C'è un altro aspetto però, che ho visto curiosamente sottolineato in un solo articolo. Utilizzare un 4 perimetrale ha avuto l'effetto di rinforzare la transizione difensiva e il drastico calo dei punti in contropiede dei Thunder è dovuto ad un miglior attacco degli Spurs ed ad un conseguente minor numero di palle perse e di occasioni per correre, ma anche appunto al diverso assetto, con un uomo in più pronto a chiudere. Per il resto, in attacco il ruolo dell'ex Messina è stato piuttosto limitato. L'uomo decisivo è stato invece Boris Diaw. Il francese stavolta ha messo a segno entrambe le conclusioni dall'arco tentate, costringendo Ibaka e Oklahoma City a prendere le contromisure. Stazionando sul perimetro ha portato il congolese fuori dall'area, aprendo gli spazi per gli esterni e anche per i lunghi (notare quanti dei canestri messi a segno da Duncan nascano in situazioni in cui Diaw o schizza fuori dopo aver portato il blocco per il portatore di palla, o in cui è già posizionato fuori dalla linea dei tre punti). I Thunder hanno iniziato a cambiare tanto sul pick and roll fra Parker e Diaw e quello fra Ginobili e lo stesso Diaw, ma il risultato è che così Ibaka finisce su un esterno e resettando l'attacco c'è modo di trovare spazi in area senza che il suo guardiano sia in grado di proteggerla.

Gli Spurs hanno mostrato una serie di altri accorgimenti interessanti. Ad esempio, con un quarto uomo perimetrale, hanno spostato uno dei loro tiratori solitamente dislocato in angolo sul lato opposto a quello su cui giocano il pick and roll, aprendo un'ulteriore linea di passaggio o forzando l'aiuto dell'uomo in marcatura sul tiratore (vedere la seconda tripla messa a segno da Danny Green qui). Quando i Thunder hanno difeso in maniera più aggressiva sul pick and roll facendo uscire il difensore del bloccante sul portatore di palla hanno fintato il blocco eseguendo invece un taglio (cosiddetto slip). Hanno giocato dei pick and roll molto alti, quasi a metà campo, coinvolgendo Adams o Perkins, i quali hanno entrambi il vizio di attaccare eccessivamente il portatore di palla, trovandosi molto esposti dovendo contenere un piccolo su spazi così ampi.

A ben vedere molti di questi accorgimenti erano già stati presi in gara 4. Il ricorso a Diaw per il pick and pop si era già visto, ma il francese aveva spadellato dalla distanza ed ha trovato il canestro quando il match era già andato. L'uomo in ala come uscita di sicurezza per il pick and roll non era una novità. Lo slip sul pick and roll pure. E Leonard ha fatto un lavoro migliore di Parker su Westbrook, ma l'ex UCLA ha avuto comunque una buona partita (ma resta comunque il vantaggio di poter cambiare sempre contro il pick and roll fra Westbrook e Durant che aveva fatto tanto male ai neroargento in gara 4). In compenso Parker ha subito tantissimo Reggie Jackson nel primo quarto, finché il nativo di Pordenone ne ha avuto. Il problema è stato anche questo, i Thunder hanno accusato la stanchezza. Non erano decisamente prestanti come nelle due partite disputate in casa. Jackson in particolare dopo il primo quarto era palesemente sulle gambe, non avendo probabilmente smaltito del tutto l'infortunio patito in gara 4. 

In gara 6 sicuramente Popovich riproporrà il quintetto con Bonner e darà molto spazio a Diaw, limitando invece i minuti di Splitter ed evitando la formazione con due lunghi tradizionali. Al di là della stanchezza dei Thunder, con Duncan e Splitter assieme non credo abbiano possibilità di vincere, finché c'è Ibaka. D'altro canto, mi aspetto che Brooks cambi qualcosa. Non è necessariamente costretto a tenere Ibaka sulle tracce dello stretch 4 avversario. Bonner è pericoloso solo al tiro e non è certo una minaccia dal palleggio. Può tranquillamente pensare di mettere Perkins su di lui e Ibaka su Duncan. Certo Perk è il miglior difensore di post basso, per cui il rischio sarebbe quello di concedere un po' troppo a Duncan spalle a canestro. Un'altra idea potrebbe essere usare un quintetto più piccolo quando entra Ibaka, mettendo Caron Butler o Durant da 4. Anche qui, Diaw può portarli in post basso, ma in quel modo si ritorna ad una situazione con due lunghi in area, con Ibaka a protezione del ferro. Sarà da vedere quali sono le condizioni di Jackson. Finché ne ha avuto ha dato enormi problemi a Parker ed ha impedito a Pop di nasconderlo in difesa. In più Brooks dovrà avere in mente anche l'eventuale gara 7 in trasferta e cercare di allungare le rotazioni. Non può permettersi di spremere ancora Durant, Westbrook e Ibaka come in gara 4. Jeremy Lamb può essere importante. Ha avuto un grande impatto in gara 4, con il suo atletismo e le sue braccia lunghe. Rappresenta un'ottima alternativa in difesa su Ginobili, specie quando gli Spurs usano Parker e Manu contemporaneamente. Brooks, spesso criticato come coach, si è finora dimostrato all'altezza del confronto con Pop, ma è qui che la serie si decide. L'impressione è che passi in misura enorme da lui e dalle sue scelte.

martedì 27 maggio 2014

San Antonio Spurs - Oklahoma City Thunder (Gara 3, Finali Western Conference)

Ovvero, dell'importanza di Serge Ibaka. Si è tanto detto e scritto del ritorno inatteso del congolese naturalizzato spagnolo e ancora prima si era detto e scritto sulla sua assenza e sull'influenza che la stessa avrebbe avuto sull'esito della serie. Trovo sia giusto precisare una cosa: come correttamente osservato da alcuni, i paragoni con la serie del 2012 sono fuori luogo e anche con un Ibaka al 100% da gara 1 non è escluso che gli Spurs avrebbero portato a casa in ogni modo entrambi gli incontri disputati in Texas e che sarebbero stati comunque favoriti nella serie. Certo è che, però, per i Thunder ci sarebbe stata quantomeno la possibilità di giocarsela e ci sarà nel resto della serie, a patto che Ibaka riesca a rimanere in condizioni fisiche accettabili, smaltita l'adrenalina del rientro (e per quanto le statistiche relative al record delle squadre sotto 2-0 in una serie di playoff Nba certo non siano incoraggianti).

Nei primi due match non è stato così. Le ragioni vanno oltre alla banale considerazione che Ibaka è il terzo miglior giocatore della squadra e più in generale un giocatore di valore assoluto, per cui la sua assenza comporta un calo del talento complessivo a disposizione di Scott Brooks. Molte volte capita che una squadra riesca comunque ad essere competitiva nonostante l'assenza di all star o comunque di pedine importanti, perché dispone comunque di giocatori con caratteristiche tali da sopperire al vuoto venutosi a creare, o comunque tali da garantire una certa flessibilità e la possibilità di optare per uno stile di gioco differente, o ancora perché l'avversario che si trova di fronte non è strutturato in modo tale da mettere a nudo le eventuali lacune emerse.

Quali che siano queste ragioni, di certo non è ciò che si è visto nelle prime due gare della serie. Senza tanti giri di parole, Oklahoma City non è stata in grado praticamente di fare partita. In gara 1 i Thunder sono riusciti ad avvicinarsi per brevi tratti, specialmente con quintetti piccoli cavalcando strisce positive al tiro da tre, ma sono stati per larga parte del match sotto di 15-20 punti ed in generale non hanno mai dato la sensazione di essere in grado di giocarsela a meno di un'improbabile dormita prolungata degli Spurs. Gara 2 è stata una carneficina.

Come detto, il problema, non è semplicemente che Ibaka è forte e chi lo dovrebbe rimpiazzare non lo sia abbastanza. Quello che rende l'ala così indispensabile è l'insieme delle sue caratteristiche, il suo essere estremamente atletico, la sua capacità di intimidire gli attaccanti proteggendo il ferro, la sua pericolosità offensiva specialmente con il tiro dalla media ed anche da tre dagli angoli, la sua capacità di cambiare e seguire gli esterni sul pick and roll. Senza di lui OKC, come giustamente osservato da Reggie Miller e Steve Kerr (a proposito, bravissimi) nella telecronaca su TNT, si trova in una situazione in cui la coperta è troppo corta. Nessuno dei possibili sostituti è in grado di fornire un apporto anche solo simile in tutti questi aspetti del gioco.

In particolare, quando Brooks ha tentato di mettere su un quintetto più competitivo nella metà campo difensiva, schierando Collison e Perkins assieme, ha pagato un prezzo eccessivo in attacco. Nessuno difende su Perkins. Collison è un giocatore estremamente intelligente, con una grande padronanza dei fondamentali, capisce al volo le spaziature, passa bene la palla, ma non è esplosivo e perciò non è particolarmente pericoloso vicino a canestro e, sebbene sia in grado di mettere il tiro dalla media distanza con una certa continuità, la difesa è tutto sommato soddisfatta se si ritrova a concedere quel tiro. Contro questa formazione gli Spurs possono permettersi di riempire l'area maggiormente con i propri lunghi, chiudendo le linee di penetrazione verso il ferro e potendo allo stesso tempo permettersi di stare vicino ai tiratori sul perimetro. Il discorso è altrettanto valido quando al posto di Collison o di Perkins viene impiegato Steven Adams.

La situazioni si fa inoltre ancora più critica se oltre ai due lunghi si trova sul campo anche Sefolosha. L'ex biellese è il miglior difensore perimetrale della franchigia dell'Oklahoma ma, dopo due stagioni durante le quali aveva tirato benissimo da oltre l'arco, quest'anno è tornato a faticare ed i suoi numeri nelle conclusioni dalla distanza sono tornati in linea con quelli (modesti) che avevano contraddistinto le sue precedenti esperienze Nba. Il che significa che San Antonio ha un ulteriore uomo da dirottare a protezione dell'area e con cui aiutare allegramente senza troppo doversi preoccupare della libertà concessa allo svizzero. Le statistiche non mentono: OKC, nei 49 minuti in cui Perkins, Collison e Sefolosha hanno giocato assieme ha segnato la miseria di 78.7 punti per 100 possessi (per comprendere quanto tale dato sia disastroso si tenga presente che i Thunder complessivamente hanno realizzato 110.5 per 100 possessi in stagione regolare), tirando con il 35% dal campo (statistiche disponibili su www.nbawowy.com).

Il problema però è che San Antonio, pur avendo un'eccellente difesa, è anche (e forse soprattutto) una macchina da punti in attacco. Scott Brooks ha sperimentato quintetti più offensivi, in particolare ricorrendo a schieramenti piccoli, per metterla sulla velocità e sull'atletismo. Ha provato ad utilizzare due o anche tre point guard assieme, con Westbrook, Reggie Jackson e Fisher contemporaneamente in campo. Ha messo dentro un solo lungo, con Durant o Caron Butler da 4. In gara 1 ha fatto un tentativo estremo, con KD centro (almeno nominale) e lo stesso Butler da 4. Questi quintetti hanno tenuto botta offensivamente ed in particolare in gara 1, come già detto, sono riusciti, seppure per poco, ad avvicinare nel punteggio i neroargento.

Però quello che hanno dato in attacco lo hanno perso nell'altra metà del campo. Senza Sefolosha nessuno è in grado di seguire Parker. Westbrook avrebbe l'atletismo per farlo, ma la sua iperattività ha anche dei risvolti negativi, eccede nel cercare di rubare palloni e perde facilmente il francese su blocchi e cambi di direzione. Fisher a questo punto della sua carriera non ha più le gambe per seguire nemmeno la propria ombra. Jackson si è comportato un po' meglio, ma è leggerino e va sotto sui blocchi ed in generale non è comunque sufficiente per contenere TP. Le cose ovviamente si fanno ancora più complicate quando Popovich impiega Parker e Ginobili contemporaneamente, impedendo che Brooks possa "nascondere" uno dei suoi difensori deboli su un giocatore come Green, che è prettamente un tiratore monocorde. Inoltre questi quintetti così piccoli entrano in crisi non appena Diaw viene inserito come 4, portando un giocatore con molti meno chili vicino a canestro, forzando raddoppi e facendo partire così quel flipper che è la circolazione di palla di San Antonio. Inoltre quintetti così strutturati mancano di qualsiasi protezione del ferro, per cui, una volta superata la prima linea difensiva, gli Spurs sono liberi di assaltare l'area o alternativamente di bombardare dall'arco in caso aiuti molto accentuati.

Ibaka consente a Brooks la composizione di quintetti più equilibrati. Innanzitutto la sua presenza impedisce al lungo che lo marca di accamparsi in area allegramente. Il suo jumper dal gomito e lungo la linea di fondo va rispettato (vedere il primo quarto, nel quale ha iniziato subito forte). Brooks ha inoltre deciso di schierare dal primo minuto Jackson al posto di Sefolosha. Da un lato l'idea è quella di concedere magari qualcosa in attacco, ma togliendo agli Spurs la possibilità di non marcare più di un uomo (il buon Perk, per l'appunto). Dall'altra, Ibaka ha gambe rapide e braccia infinite per agevolare il compito di Westbrook o chi per lui in difesa sul pick and roll di Parker. Scivolando indietro (cosa che fa benissimo, mentre invece ad esempio Adams esce alto su Parker senza apparenti motivi, vista la scarsa pericolosità del francese da oltre l'arco) riesce a tenere il francese per qualche palleggio in caso di penetrazione e con le sue braccia riesce anche a rendere comunque più difficile un eventuale passaggio per il bloccante che attacca il canestro senza palla.

Il risultato è quello di riuscire a forzare Parker o ad un tiro dalla media contestato, oppure ad una zingarata sulla linea di fondo alla ricerca di un passaggio sul perimetro che però non arriva, perché stante l'efficacia della marcatura di Ibaka, i giocatori impegnati sui tiratori negli angoli non hanno bisogno di staccarsi. L'alternativa è un tiro al ferro contro il miglior stoppatore della lega (vedere il terzo video qui: Ibaka con la sua posizione dissuade la penetrazione sul primo blocco, sul secondo è bravissimo a contenere, Jackson resta incollato sul tiratore sul lato forte togliendo una linea di passaggio, Durant è in posizione per ostacolare il passaggio sull'angolo opposto ed in più Leonard è posizionato malino, dentro la linea dei tre punti, Parker tenta il sottomano ed è rispedito al mittente).

Gli Spurs ovviamente questo lo sanno ed hanno cercato di non coinvolgere troppo Ibaka nel pick and roll, cosa che però significa concedergli la possibilità di stare a protezione del ferro, dove fornisce un contributo ben maggiore di quello di qualsiasi altro lungo di OKC (secondo video qui, Duncan gioca il pick and roll con Parker, può attaccare il ferro, ma trova puntuale Ibaka a respingerlo, complice il fatto che Splitter, il suo avversario diretto, non è pericoloso fuori dall'area e il congolese può staccarsi per essere pronto all'aiuto; notare ancora la posizione di Jackson su Green e quella di Durant sul lato debole su Leonard, che praticamente dà le spalle a Duncan sulla penetrazione; altro esempio, il tredicesimo video qui, Ibaka si stacca da Splitter, sulla linea di fondo, Durant si stacca ma non abbastanza da concedere il passaggio nell'angolo sul lato forte, Ibaka è in posizione per impedire il tiro di Parker, Jackson è in posizione per chiudere nell'angolo sul tiro di Green, con 11 secondi San Antonio è costretta a resettare l'azione offensiva e non riesce a creare di meglio che un tiro contestato dalla media di Duncan). Popovich ha impiegato tanto Diaw da 4 e ridotto all'osso i minuti di Splitter (curiosamente dando tanto spazio a Baynes), per aprire la soluzione pick and pop, ma Brooks non si strappa i capelli all'idea di Diaw che tira da fuori (Ibaka ha continuato a "droppare" e non è mai uscito fuori forte sul ball handler) e comunque il francese ha mancato tutte le sue conclusioni dalla distanza (in compenso ci ha regalato una regale interpretazione come il cameriere più figo del mondo, recapitando a Ginobili il dessert visibile nel primo video qui). Non mi stupirei se in gara 4, stanotte, rispolverasse Bonner. Ibaka è comunque in grado di fare il cosiddetto show sul pick and pop, per scongiurare il passaggio al lungo che si apre per tirare, ma questa opzione potrebbe garantire un po' più di libertà a Parker. Popovich ha qualche altro asso nella manica, ma può essere utilizzato più che altro per mischiare le carte, non come soluzione sistematica (vale la pena comunque dare un'occhiata, per rendere onore a Pop, al primo video qui, con Green che prima di tagliare blocca su Ibaka, che difende su Splitter che porta il blocco sulla palla per Parker, impedendo al congolese di reagire e costringendo Durant ad aiutare e ad abbandonare Leonard, concedendo il tiro).

Non finisce qui, Ibaka dà a Brooks la possibilità di schierare una second unit più competitiva, costruita attorno a lui. Ieri si sono visti diversi minuti con Jackson, Lamb, Butler, Ibaka e Adams, un quintetto con cui i Thunder riescono a giocarsela contro le formazioni composte dalle seconde linee degli Spurs, che per tutta la stagione si sono messe in evidenza per la loro efficacia e che per tutti i playoff hanno prodotto a ritmi straordinari, specialmente nei secondi quarti. Va anche considerata la possibilità che OKC ricorra a Ibaka come centro, con Durant da ala forte, più tre esterni veri. Brooks ha impiegato questa combinazione per pochissimi minuti, a mio avviso costituisce un asso nella manica da considerare, perché San Antonio potrebbe fare fatica ad accoppiarsi, trattandosi di un quintetto paradossalmente piccolo, ma allo stesso tempo alto, in quanto composto da 4 giocatori perimetrali più un lungo estremamente atletico, ma Durant ha la statura di un'ala forte e OKC ha atletismo in tutti i ruoli. Se San Antonio adotta uno schieramento molto piccolo, rischia di essere travolta a rimbalzo, cosa che peraltro è già avvenuta nel complesso in gara 3.

C'è un'altra chiave di lettura interessante poi  per valutare l'inserimento di Jackson nel quintetto di partenza. Popovich, dopo aver iniziato in gara 1 con Parker su Westbrook, ha dirottato il francese sull'innocuo Sefolosha, mettendo Green sulle tracce dell'ex UCLA. Parker soffre terribilmente l'atletismo di Westbrook di suo e probabilmente ha perso un passo in difesa. Per di più non è ben chiaro quanto le sue condizioni fisiche siano ottimali, stanti le voci di problemi ad un tendine del ginocchio. Gli Spurs hanno preso una scelta abbastanza evidente, quella di passare dietro tutti i blocchi contro Westbrook, ma Parker ha comunque fatto fatica, quindi la necessità di cambiare la marcatura. Jackson rappresenta una costante minaccia dal palleggio, sa crearsi il tiro, attaccare il canestro, può giocare il pick and roll. Con lui in campo, come giustamente osservato dall'ottimo Reggie Miller, Popovich non può nascondere Parker contro il pick and roll.

OKC è andata abbastanza bene quando Parker e Ginobili sono entrati contemporaneamente, con Jackson sul primo e Westbrook sul secondo, ma mi aspetto che nel proseguo della serie questo backcourt possa creare problemi. È comunque interessante osservare come Brooks abbia dato un po' di minuti a Jeremy Lamb proprio in corrispondenza con l'ingresso di Manu al fianco di Parker. Lamb è un giocatore ancora acerbo, che dopo una prima parte di stagione promettente ha perso minuti fino a praticamente scomparire dalle rotazioni con la firma di Caron Butler. Però sa tirare da fuori, quindi la difesa non può lasciarlo senza correre rischi, è atletico, ha braccia lunghe ed entusiasmo. Resta un'opzione da considerare.

Gli Spurs dal canto loro hanno fatto vedere anche la zona, seppure praticamente per un solo possesso. Non mi aspetto che possa rappresentare poco più che un diversivo cui ricorrere per possessi sporadici. Può essere più interessante il fatto che gli Spurs abbiano deciso di cambiare le rare volte che Westbrook ha giocato il pick and roll con Durant, il quale in tutta risposta, trovandosi marcato da un piccolo, Belinelli, ha sfoderato un isolamento preso dal repertorio di Nowitzki, spalle a canestro all'altezza della lunetta, più rapido rispetto all'andare a prendere posizione in post basso. OKC ha utilizzato davvero poco questo pick and roll, per cui non è possibile trarre grande indicazioni, ma è un aspetto da tenere d'occhio.

In vista di gara 4, sarà da osservare prima di tutto come sta Ibaka. Kerr ha giustamente suggerito che in questi casi la gara del rientro è per certi versi la più facile, resta da vedere quali saranno le condizioni dell'ex Manresa passata la sbornia di adrenalina del rientro ed avendo giocato un altro match due giorni fa. Sarà poi da valutare l'impatto di Parker: se i Thunder riescono ad imbrigliarlo con Ibaka, chiudendo l'area, senza concedere nulla ai tiratori e soprattutto senza dover ricorrere a Sefolosha, hanno serie possibilità di pareggiare la serie. Sarà decisivo anche l'impatto del backcourt franco-argentino. Credo sia prematuro per Popovich considerare l'ipotesi di far partire Manu da titolare, è vero che probabilmente potrebbe creare qualche grattacapo in più e forzare più minuti per Sefolosha, ma è anche vero che lo scotto da pagare sarebbe quello di perdere qualcosa nel secondo quintetto e nel secondo quarto. Sono curioso di vedere se ci sarà spazio per Bonner, anche se il rischio è quello di concedere troppo a rimbalzo. San Antonio con pazienza può venirne a capo e vincere gara 4 costituirebbe una seria ipoteca sulla serie. Certo è che OKC sembra di nuovo pienamente in gioco.

giovedì 8 maggio 2014

Indiana Pacers - Washington Wizards - Game 1

Premessa: avevo scritto un lunghissimo post su gara 7 fra San Antonio e Dallas, in cui cercavo di analizzare alcuni degli aggiustamenti fatti dai due coach alla luce delle varie mosse e contromosse messe in atto durante tutta la serie. Era venuta fuori una roba di circa 5 pagine word, credo, poi, un po' perché mi pareva inadeguato aprire con un post dedicato ad una gara 7 di una serie ormai conclusa con il secondo turno già iniziato, un po' perché non volevo forzare quelli di blogspot ad introdurre un limite di caratteri per post, ho deciso di risparmiarmelo e iniziare direttamente dal second round.

Quello che importa è che, passando da quella serie a questa oggetto del post da un lato si tira un sospiro di sollievo, dall'altra si ha un po' di rimpianto. Il sospiro di sollievo è per qualsiasi sventurato che si trovi a leggere i miei post: nessun pippone di due miliardi di pagine. Il rimpianto è per chi guarda la serie: difficilmente si avranno tanti spunti e si vedranno tante adeguamenti come nel derby texano. Ci saranno certo dei tentativi di cambiare qualcosa nei rispettivi game plan e quindi anche delle conseguenti contromisure. Ma ben difficilmente si assisterà ad un match di scacchi sul parquet come quello visto fra le formazioni dirette mirabilmente da Popovich e Carlisle. Un po' perché è diverso il materiale umano a disposizione dei due coach: in particolare Indiana è una squadra molto poco flessibile e non sono presenti nella serie armi di distruzioni di massa come Nowitzki, in grado ad un tempo di alterare totalmente i game plan avversari e di garantire tante opzioni alla sua stessa squadra. Un po' perché Vogel e Wittman, per vari motivi, non sono Popovich e Carlisle.

Tanto detto le due squadre si presentavano al check in della serie in maniera completamente opposta. Washington, con quasi una settimana di riposo alle spalle, uno sproposito per i ritmi dei calendari Nba, dopo aver disposto abbastanza agevolmente e contro pronostico dei Chicago Bulls. Indiana, con il fiatone, dopo aver inseguito per tutta la serie contro Atlanta, rischiando il più cocente degli upset, da testa di serie numero 1 contro la numero 8, arrivata ai playoff più per l'inettitudine delle contendenti ad Est che per grandi meriti propri. Se è vero questo, e se è vero anche che la serie in questione ha distrutto tante delle certezze di Indiana ed evidenziato una volta di più la sua inefficacia offensiva, è altrettanto vero che l'essere riuscita comunque a venire a capo degli Hawks avrebbe dovuto dare comunque una certa spinta da un punto di vista emotivo alla squadra di Vogel. Soprattutto, da un punto di vista tecnico, la serie contro Washington, pone meno problemi almeno in teoria rispetto a quella con gli Hawks, che per le loro caratteristiche rappresentano un cattivo accoppiamento per i Pacers.

Non è qui possibile fare un riepilogo esaustivo di tutti gli aspetti tecnici che hanno dato tanti grattacapi ai vice-campioni in carica della Eastern Conference. Per amore di sintesi basti il fatto che i Pacers giocano con una lineup composta da due lunghi tradizionali e la loro difesa, il loro punto di forza, si basa su uno schema abbastanza conservativo, in particolare contro il pick and roll. Sostanzialmente in queste situazioni il lungo scivola in una posizione leggermente più arretrata (il cosiddetto "drop") per pattugliare l'area sia rispetto all'eventuale giro del bloccante, sia rispetto alla penetrazione del portatore di palla, invitando quest'ultimo a prendere un tiro dal palleggio dalla media distanza, il tiro meno pregiato che ci sia per l'attacco. Questo schema però è estremamente vulnerabile quando si gioca contro lunghi in grado di aprirsi e tirare da tre punti. Il difensore del bloccante non è in una posizione dalla quale è in grado di recuperare e se il tiro dalla media non è un tiro particolarmente efficiente, un tiro da tre punti con ampio spazio, se preso da un tiratore sufficientemente competente, è un tiro ad alta remunerazione. Atlanta ha utilizzato a lungo quintetti con 5 giocatori in grado di tirare con sufficiente precisione da oltre l'arco (almeno in teoria, ché il buon Pero Antic ha passato la serie a scheggiare il ferro e a scheggiare il tabellone), aprendo la scatola difensiva di Indiana. Per di più, come già detto i Pacers giocano con due lunghi tradizionali. Hibbert è forse il migliore al mondo se si tratta di proteggere il ferro, almeno con le regole Nba, ma è un pesce totalmente fuor d'acqua se deve uscire dall'area. David West è un difensore versatile ed intelligente, ma ha perso almeno un passo e mezzo rispetto ad i suoi anni migliori ed è più attaccabile sul perimetro. Analoghe considerazioni possono essere fatte per i loro cambi.

Washington sulla carta si presenta come avversaria più congeniale per la franchigia del midwest. Gortat e soprattutto Nené possono farsi rendersi utili anche fuori dall'area, ma nessuno dei due rappresenta una minaccia da oltre l'arco, sebbene il brasiliano sia dotato di un rispettabilissimo tiro dalla media distanza (tenere aperta questa finestra, prego). In teoria, quindi i Pacers potrebbero ritornare a giocare il loro basket senza preoccuparsi troppo di ulteriori considerazioni. Il problema però potrebbe essere proprio questo: i Pacers ormai da tre mesi a questa parte sono una squadra tra il mediocre ed il terribile, a prescindere dall'avversario. Dopo l'All Star Game solo la pluridecorata squadra di D-League conosciuta come Philadelphia 76ers ha avuto un attacco più inefficiente, misurato in termine di punti per 100 possessi. Indiana non è mai stata conosciuta per il suo attacco, ma livelli tali di inettitudine sono insostenibili se si hanno ambizioni di titolo. Ancor più se la difesa, pur efficace, cala un po'. Indiana ha chiuso la stagione al primo posto per efficienza difensiva, ma tenendo conto delle sole partite disputate dopo l'all star game si classificherebbe al settimo posto (tutte queste statistiche sono disponibili su nba.com). Buona, ma non tale da sorreggere il peso di un attacco catastrofico. Il campione è di dimensioni tali da renderlo più che rilevante e la tendenza costante verso il peggioramento fornisce ulteriori motivazioni per essere allarmati. Specialmente se confrontati con l'andamento di segno opposto fatto registrare da Washington.

Gara 1 ha confermato queste impressioni. Indiana fa una fatica infernale a mettere la palla dentro il canestro. I Pacers non hanno tantissimi giocatori in grado di creare dal palleggio: George Hill è un giocatore diligente, efficace soprattutto al tiro da fuori in situazioni di "spot up" o in uscita dai blocchi, solido in difesa, ma non è in grado di inventare nulla dal pick and roll e ancora meno in isolamento. George e Stephenson hanno più qualità da questo punto di vista, ma anche loro non appartengono al gotha della Nba. Oltretutto George è il miglior tiratore di Indiana, per cui togliere la sua minaccia lontano dalla palla permette alle difese di collassare verso l'area intasando gli spazi più facilmente; mentre Lance è sicuramente creativo e per questo è una risorsa importantissima per Vogel, ma allo stesso tempo ha una qual certa tendenza ad andare fuori giri, quando la sua fantasia eccede le sue effettive doti di ball handler, trasformandosi di tanto in tanto in una macchina da palle perse (le prime tre azioni in questo link sono perfetti esempi).

Indiana ha bisogno di eseguire tanto per tirare fuori qualcosa dai suoi possessi offensivi e nell'ultimo periodo non lo fanno a sufficienza o per nulla. Una cosa osservata da alcuni analyst recentemente è come Indiana esegua molto bene in uscita dai timeout, trovandosi però negli intermezzi a giocare una moltitudine di possessi che si concludono senza essere riusciti ad organizzare nemmeno il più elementare dei pick and roll. Ieri mi sono concentrato su questo aspetto ed effettivamente è quasi inquietante. Immediatamente dopo dei timeouts i Pacers hanno prodotto buone azioni come quella nel secondo video o come nel caso dell'ultimo canestro di Scola qui. In mezzo tanti possessi in cui una buona decina di secondi sono stati bruciati senza produrre niente.

C'è poi un problema fondamentale: Roy Hibbert. Il centro è ormai un corpo estraneo alla squadra. Superato il trauma di dover inseguire i lunghi di Atlanta sul perimetro (o di stare sul pino, per la sua incapacità di adattarsi a questa situazione), il problema ora è quello di inserire nuovamente il buon Roy in attacco. Al momento va decisamente male: nei playoffs con Hibbert in campo Indiana segna 91.5 punti ogni 100 possessi, roba da far sembrare i già citati Sixers la Phoenix di D'Antoni; quando sta fuori la stessa statistica dice 108.4 punti per 100 possessi, dato in linea con quello dei migliori attacchi Nba (statistiche disponibili su nba.com). Al di là delle facili ironie e cattiverie, Hibbert in questo momento sembra totalmente perso in campo. Cerca di prendere posizione per ricevere in post quando non dovrebbe, è spesso in mezzo alle linee di penetrazione e non sembra in grado di fare male in alcun modo. Gli va anche tutto male: ieri gli sono stati chiamati due falli offensivi, uno assolutamente inesistente, l'altro molto fiscale, considerata l'interpretazione molto generosa nei confronti dell'attacco che in genere gli arbitri danno del blocco in movimento. Un paio di volte si è aperto bene, prendendo due buoni tiri dalla media distanza, entrambi in and out sputati dal ferro.

Vogel, complici anche i problemi di falli del suo lungo, ha fatto ricorso parecchio a quintetti che prevedessero Scola e West insieme. Entrambi hanno un rispettabile tiro dalla media distanza (il pick and pop per West è probabilmente la risorsa primaria in attacco per i Pacers in questo momento, il che non è necessariamente un bene), entrambi sono giocatori esperti e furbi, in grado di passare la palla dal post alto. Questo schieramento è possibile però solo quando gli Wizards fanno sedere uno fra Nené e Gortat. Scola non è in grado di difendere a questo punto della carriera su nessuno dei due, in particolare contro il brasiliano. Appena gli Wizards hanno dato spazio a Booker, Indiana ha risposto mettendo dentro l'argentino. Wittman ha mischiato un po' le carte rispolverando Drew Gooden e questa è una scelta interessante che può aprire ulteriori prospettive (ancora, tenere aperta la finestra).

Indiana potrebbe provare a spremere un po' più di attacco ricorrendo a lineups più piccole con il doppio playmaker Hill-Watson, oppure dando più spazio a Chris Copeland ed al suo tiro, anche se quest'ultima opzione d'altra parte solleva più di un interrogativo sul come nascondere l'ex Knick in difesa. Va segnalato come i Pacers siano riusciti a creare un po' di scompiglio utilizzando Paul George come bloccante nel pick and roll, o anche come ball handler facendo portare il blocco ad un altro piccolo. Ariza, che ha fatto un grandioso lavoro su PG24 per tutto il resto del match, è andato un po' in confusione, segno che probabilmente gli Wizards non si attendono molto questo tipo di giocate, ed i Pacers hanno creato a memoria mia almeno 4 ottimi tiri sfruttando questo tipo di situazioni (non aiuta il fatto che i tiri in questione siano stati sbagliati tutti, ma questo è un altro discorso).

Resta l'altra metà campo, quella che solitamente più regala soddisfazioni ai Pacers. In gara 1 però i Pacers non sono stati all'altezza della loro reputazione. Nessun disastro, ma ci sono delle viti da girare. Washington offensivamente è una squadra intrigante: ha un point man devastante per velocità da canestro a canestro palla in mano, che sta crescendo enormemente nelle letture, sa giocare il pick and roll, vede molto bene il gioco e sta facendo passi avanti da gigante; ha una batteria di tiratori impressionante, fra Ariza, Webster e Beal, con quest'ultimo che peraltro non si limita al solo tiro da fuori. Ha due lunghi abbastanza versatili e capaci di contribuire offensivamente in diverse maniere e che sanno correre abbastanza bene. Più ha il bonus Andre Miller che porta la sua sapienza dalla panchina.

Con questo materiale umano diverse cose sono possibili: in particolare, gli Wizards sono devastanti in campo aperto, con Wall che ha un passo insostenibile i difensori avversari e con 2 esterni che solitamente sono molto bravi a seguire e a posizionarsi per tirare da tre in transizione. Quando giocano a metà campo molto del loro attacco nasce o da un pick and roll alto, o da una partenza "horns" (con i due lunghi che si dispongono all'incirca ai due estremi della linea del tiro libero per - teoricamente - portare un doppio blocco), che può dare vita ad un pick and roll vero e proprio oppure può svilupparsi con un passaggio ad uno dei due lunghi (solitamente Nené) da cui si ramificano ulteriori opzioni (tipo passaggio consegnato all'esterno disposto sullo stesso lato del lungo con la palla, oppure blocco per l'esterno sul lato debole, combinazioni alto-basso etc). La costante sono i due esterni tenuti negli angoli per aprire il campo a Wall e ai due lunghi. Generalmente entrambi sono eccellenti tiratori e questo costringe la difesa ad una scelta, ovvero se aiutare con gli uomini in angolo o meno.

I Pacers si sono tenuti coerenti con quella che è la scelta più in voga nella Nba in questo momento (e che ad esempio Rick Carlisle ha portato alle estremente conseguenze nella serie fra San Antonio e Dallas), cioè quella di non abbandonare i tiratori negli angoli, piuttosto riducendo il pick and roll ad un due contro due. Indiana ha fatto un buon lavoro in gara 1 contro il pick and roll. Senza la minaccia di un lungo che possa tirare da tre, sono tornati al loro schema difensivo più conservativo, forzando Wall e Beal a prendere numerosi tiri dalla media dopo uno o due palleggi.

L'alternativa (e qui mi ricollego ad una delle finestre aperte in precedenza) è stato il pick and pop con Nené (o Gooden) per un tiro dai 5 metri. Il brasiliano è un attaccante estremamente dotato, che può far male in diverse maniere. Quando si apre dopo il blocco, rappresenta una minaccia principalmente per la sua rapidità e per il suo primo passo, che ben pochi lunghi sono in grado di contenere. Spesso infatti quando riceve in queste situazioni finta la partenza per poi prendere il tiro solo se la difesa lascia spazio. Tendenzialmente gli avversari preferiscono farsi battere dal jumper e così è stato contro Chicago ad esempio, solo che Nené ha tirato quasi il 52% dalla media. Con simili percentuali anche il tiro dalla media diventa una soluzione efficiente e la difesa deve onorarlo, concedendo qualcosina in più sul primo passo o mandando un terzo difensore in aiuto dal lato debole, aprendo così linee di passaggio con tutto quello che ne consegue. Quanto Nené saprà punire la difesa con quel tiro sarà un aspetto importante: pur essendo tiratore validissimo, contro i Bulls ha cavalcato una striscia calda difficilmente ripetibile; già in gara 1 contro i Pacers è tornato giù sulla terra. Se si dovesse attestare su percentuali buone ma vicine alla norma tutto sommato quel tiro è un opzione che Indiana può accettare come male minore. Resta la carta Drew Gooden: l'ex Kansas, oltre che titolare della migliore frase in un'intervista della stagione, è stato rispolverato dalla free agency nell'ultima parte della regular season ed ha fornito un ottimo contributo in quel breve lasso di tempo (he's still Drew Gooden!). La cosa più interessante è stato il suo impiego come lungo che apre il campo: ha infatti tentato il tiro da tre con una frequenza abbastanza elevata e con un certo successo. Resta un campione microscopico, quindi che dice poco sull'effettiva consistenza di Gooden come tiratore. Ma vale la pena fantasticare.

Se Indiana ha fatto abbastanza nella metà campo e sul pick and roll, togliendo il tiro dagli angoli, altrettanto non si può dire in transizione. Sono stati letteralmente massacrati dalle frecce scagliate dall'arco da Ariza e da un 4 su 5 complessivo nei tiri da tre in campo aperto. In queste situazioni hanno fatto enorme fatica ad accoppiarsi con gli esterni, anche grazie alla bravura di John Wall. L'ex prima scelta assoluta ha un istinto quasi soprannaturale nel localizzare i compagni in contropiede. Spesso sembra quasi andare fuori controllo, finendo nelle fauci della difesa in una posizione dalla quale ogni linea di passaggio sembra preclusa, invece riesce benissimo ad individuare il tiratore alle sue spalle, con il beneficio oltretutto di aver attirato la difesa su di se (vedere la seconda tripla di Ariza o l'ultima di Beal). I Pacers non possono permettersi di concedere così tanto. Certo, Ariza non metterà sempre il 100% dei tiri da dietro l'arco, ma in generale Indiana ha fatto fatica ad accoppiarsi in transizione.

Restano alcune sbavature: sebbene abbiano fatto un eccellente lavoro sul pick and roll, hanno concesso due tiri facili ad Ariza su altrettante distrazioni di Paul George lontano dalla palla (guardare la playlist di video postata poco su, primo video, in cui George porta un raddoppio inutile su Nené in post alto, e sesto, in cui perde di vista l'uomo sul lato debole). Le distrazioni lontano dalla palla peraltro non sono limitate al solo PG24. Indiana ha concesso alcuni canestri facili su tagli per scarsa attenzione all'uomo senza palla. Ma l'impressione è che quasi tutte queste cose si possano limare e che se i Pacers riescono a girare due viti sulla transizione difensiva la metà campo difensiva non sarà un problema insormontabile. Rimane il problema dell'attacco però e questo come si è visto è tutt'altro che congiunturale. Da questo passerà il futuro della serie. Se Indiana riesce a trovare un modo per sbloccarsi minimamente e produrre punti con una frequenza sufficiente, può venire a capo di Wall e compagni. In questo momento però sembra ragionevole pensare a questi ultimi come favoriti per la serie e certamente non solo per l'aver vinto gara 1 e ribaltato il fattore campo.

venerdì 25 aprile 2014

Chi, come, quando, perché?

L'idea principale di questo blog è parlare di basket, specialmente di basket americano.

Precisazioni: di blog e spazi in cui si parli di pallacanestro ce ne sono a migliaia, me ne rendo conto. Ma non necessariamente tutti sono soddisfacenti e/o stimolanti. Su troppi siti/blog/forum il livello di analisi è oggettivamente sconfortante. Troppo spesso l'articolazione del pensiero è del tipo "tizio segna 20 punti a partita, sta giocando una stagione incredibile" o "caio segna a malapena 8 punti a partita, è iper-sopravvalutato". Troppe analisi si fermano alla lettura del boxscore e alla ripetizione a pappagallo di una serie di statistiche che è sempre più facile reperire oggidì. Troppi fan pensano al basket come se fosse un videogioco, in cui ogni giocatore ha un valore assoluto invariabile a seconda del contesto, fatto di attributi in un insieme (arbitrario) di categorie in cui il gioco si articola.

Buttata così sembra un po' presuntuosa (tipo quello che ne sa troppe di più degli altri). Non è questa l'idea, è semplicemente la frustrazione nell'osservare come molti "esperti" spesso si limitino a constatazioni abbastanza banali e siano piuttosto arroganti nell'imporle come verità rivelata sostenerle e poco rispettosi nel considerare opinioni divergenti, non necessariamente più vicine alla verità, ma quantomeno più articolate e forse in quanto tali di per sé meritevoli. Talvolta si possono trovare blog/siti "specializzati"/utenti di forum che mostrano una certa boria nel sostenere le loro posizioni nonostante dalle loro argomentazioni traspaia che chiaramente nemmeno guardino le partite, ma si limitino a leggiucchiare qua e là e a controllare i tabellini.

Il punto è questo: il basket si presta a considerazioni più complicate di una semplice lettura del boxscore o di affermazioni banali tipo "Bennett è una pippa, i Cavs dovevano scegliere Carter Williams al draft con la uno". Per carità, non si tratta di fisica quantistica. Però si può sicuramente provare a pensare un po' più in là, provare ad argomentare e parlare del gioco in maniera più ragionata. Per di più oggi esistono notevoli strumenti, a disposizione anche dei comuni mortali, che permettono di vedere tante partite e conseguentemente la possibilità di dire la propria con cognizione di causa.

Personalmente, proprio l'aver fatto l'abbonamento al servizio League Pass (investendo un misterioso rimborso postale di cui ancora non ho ben compreso le ragioni, ma bene così) mi ha fatto venire l'idea di provare a buttare giù due righe, traducendo in scritti il (tanto) basket che vedo e le deduzioni che ne traggo. L'intenzione sarebbe proprio quello di fare su base più o meno quotidiana un riepilogo delle partite, cercando di approfondire gli aspetti più interessanti delle stesse da un punto di vista tecnico ma non solo. Partendo da qua poi cercherò di trattare anche alcuni temi senza fare riferimento ad una specifica partita, traendo conclusioni più generali da una serie di incontri.

Quello che vorrei evitare è la faciloneria. Da poco ho apprezzato tantissimo un podcast su Grantland, con Marc Stein ospite di Zach Lowe che sottolineava come molti fans abbiano una mentalità per cui loro sarebbero in grado di fare il GM o l'head coach molto meglio di quelli che lo fanno per professione. Per questo propongono trade a senso unico al limite del ridicolo, scelgono perfettamente al draft con il senno del poi, chiedono il licenziamento di un coach perché non fa giocare un determinato giocatore in quintetto. Quelle che noi chiameremo chiacchiere da bar sport. Ecco, questo è quanto da cui più vorrei tenermi alla larga. Si possono ovviamente criticare le scelte di chi fa una determinata cosa per mestiere, ma si devono almeno avere argomenti per farlo e tenere in mente che c'è sempre qualcosa che può sfuggirci e che invece il professionista di turno ha tenuto presente prima di fare/non fare una determinata scelta.

Chiosa finale, perché basket americano e soprattutto Nba? So che molti appassionati e addetti ai lavori europei hanno una considerazione della Nba come un circo e ne contestano vari aspetti, sostanzialmente mossi dall'idea (un tantino autoreferenziale e storicamente bizzarra) che in Europa si giochi il "vero basket". C'è anche una variante di questa corrente di pensiero, catalogabile all'interno della sempiterna categoria "si stava meglio quando si stava peggio", per cui la Nba sarebbe diventata un circo partendo da un passato invece perfetto, una sorta di età dell'oro da cui poi si è piombati all'inferno (cause e colpevoli - perché non ci sono mai baggianate teorie di questo tipo senza un capro espiatorio - vari e molteplici). Così come molti fans, giocatori, addetti e chi più ne ha più ne metta di oltreoceano hanno una considerazione dell'Europa come terzo mondo, da un punto di vista cestistico e non solo, fatto di gente molle che tira solo da fuori. Trovo questi dibattiti abbastanza deprimenti e ho fatto per questo uso di iperbole (ma neanche tanto) nel descrivere le relative posizioni, semplificandole e rendendole grossolane. Il punto è che sia il basket europeo, sia il basket americano hanno i propri difetti ma hanno anche tanto da apprezzare. Non vedo la ragione per sostenere l'uno a discapito dell'altro, se non per chi ha qualche posizione da difendere e interessi da portare avanti.

Personalmente, la mia preferenza e la scelta di occuparmi di basket americano è soprattutto figlia delle risorse disponibili. È molto più semplice trovare le partite Nba e metter su un "volume" di partite guardate più consistente. Soprattutto l'esistenza di un servizio come League Pass di guardare un gran numero di partite anche non in diretta, potendo oltretutto riguardare più e più volte determinate giocate. È più facile reperire notizie, contenuti multimediali (come video da integrare in un post per evidenziare come una determinata squadra, ad esempio, difende contro il pick and roll), statistiche avanzate. Non si può dire lo stesso del basket europeo, che oltretutto tende ad essere più "atomizzato", essendo articolato in varie leghe nazionali e in competizioni continentali. Avrebbe senso trattare di Eurolega e commentare il gioco di squadre che si vedono 2-3 volte in tutto? Non credo, o quantomeno non senza scadere nella superficialità.

Direi che è tutto con le presentazioni e le istruzioni. I playoffs Nba sono appena iniziati e sono partiti fortissimo, non resta dunque che disporsi e dare la palla a due.